giovedì 5 luglio 2012

DI COME IL BAMBINO, DIVENUTO ADULTO, DISTRUSSE IL MONDO CON UN SOLO BOTTONE.


III


DI COME IL BIMBO NON SI ACCORGEVA DI CRESCERE ED IL MONDO DEGLI ADULTI LO TOCCÒ.



Come in tutte le grandi guerre, c'è chi è più forte e chi lo è di meno, o meglio, c'è chi è più ricco e chi lo è meno. Fatto sta che i più potenti avevano eliminato quelli un po' meno potenti e si erano presi tutto, e gli altri uomini non avevano proprio nulla.
Incredibile come un oggetto di valore puramente nominale possa avere un così alto controllo sulle persone, soggiogate e schiacciate, in fine, da esso.
La popolazione mondiale era drasticamente diminuita per molti motivi: oltre ai morti che la guerra provoca direttamente, ci sono le malattie, marciate da un capo all'altro del mondo, nascoste in seno agli eserciti, e la terra, arsa dalla cattiveria di ogni uomo bramoso, aveva deciso di non produrre più, e di lasciare che tutti morissero di fame.
Tra la popolazione vigeva un tale senso di rassegnazione che ai bambini non si badava più, come non lo si faceva per se stessi.
Si era abbandonati, cullati, trascinati dall'onda degli eventi, incapaci di poter fare qualunque cosa.
I bambini, appena messi al mondo, erano già ben lontani da esso, ma per sempre, e abbiamo modo di credere che questa sia stata l'ultima ondata di nascite prima della fine.
Così era anche il nostro, di bambino. Solo, rassegnato, abbandonato a se stesso per la strada, a giocare con i ciottoli e a mangiare la polvere per non pensare. Ma lui la polvere non la voleva mangiare, con gli altri bambini non si trovava bene. Lui non voleva morire come gli altri.
Sì, lui aveva un'inspiegabile ed irrefrenabile voglia di vivere, ma non lo sapeva ancora.
Non aveva mai conosciuto un mondo diverso, e si accontentava di questo, e non gli dispiaceva.
Il nostro bambino trovava in tutto schemi semplici che lo affascinavano; apprezzava le cose semplici, amava osservarle, studiarne e capirne il significato, l'utilità, la natura.
Il tempo poteva lasciare immutato il suo aspetto interiormente, ma non era lo stesso per la sua età.
Osservando le cose, i sassi e i cuori ed i fegati seccati, il bambino divenne un adolescente senza neanche saperlo.
Durante l'adolescenza il mondo intorno a noi si fa un po' più serio, un po' meno giocoso. Nell'adolescenza facciamo un primo passo verso i vizi dell'età adulta, scopriamo il nostro corpo mentre cambia.

Inevitabilmente, quando si cresce, si viene intrappolati nella tela della psicologia dell'uomo, nel meccanismo malato dell'avere e del potere, in modo impercettibile, quasi naturale.
Cominciamo ad interessarci a ciò che ci circonda, a coltivare delle ambizioni.
Cominciamo a sentire più forte il bisogno dell'altro.
Quando il bambino scoprì la solitudine non volle più restare solo.

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